The monsters, war-mongering Palestinian assassins murdered a 18-year-old Jewish guy, Eliahu. The palestinians, except a few brave ‘collaborators’, love war, so let’s give it to them. And of course, those in the PA and the Palestinian ‘government’ are the main responsible. They’re a military target just like Al Qaeda. And as such, they can be arrested and/or killed: Israel arrest Hamas Cabinet ministers thugs . No mercy with terrorists. And to hell with the European leaders. Once again, the palestinians showed how to lose any good occasion to make peace. Israel made concessions and this has been their response. Then, it means they love war. Will it come a time when the palestinian population rise up against their terror leaders? Rest in peace, Asheri. Condolances to his family and to the Israeli nation and people.

I mostri, i guerrafondai assassini palestinesi hanno ucciso uno degli ostaggi (ma io temo anche l’altro), il 18enne Asheri Eliahu. Con l’eccezione di alcuni coraggiosi “collaborazionisti” uccisi a sangue freddo sulla pubblica piazza, i palestinesi amano la guerra, allora portiamogliela. Ovviamente, i leader dell’ ANP e del governo palestinese sono obbiettivi militari, proprio come lo sono i leader di Al Qaeda. E come tale possono essere arrestati e/o uccisi. Israele ha giustamente arrestato un pò della leadership di hamas al governo ed io sarei favorevole all’isolamento di Abu Mazen in un bunker, proprio come Arafat. Non bisogna avere pietà per i terroristi. E vadano al diavolo i leader europei che già si lamentano che Israele ha arrestato i leader di Hamas. Mica se la prendono con i terroristi che hanno ammazzato un 18enne ebreo! No, se la prendono sempre e solo con Israele! Ancora una volta, i palestinesi hanno dimostrato di saper perdere qualsiasi occasione di pace offertagli da Israele, come le concessioni scellerate, alle quali hanno risposto in questa maniera. Perchè amano la guerra. Prima o poi la popolazione palestinese si stancherà di questa situazione e scenderà in piazza contro i propri leader terroristi? Riposa in pace, giovane eroe Asheri. Condoglianze alla famiglia ed alla nazione israeliana.

Palestinian terrorists say they fired rocket tipped with WMD at Israel

Il mio articolo su Ragion Politica: Israele ha deciso di difendersi

Victor Davis Hanson: Scapegoating Guantanamo

Marco Taradash: Politica estera allo sbaraglio

Our friends and allies the Russians: Moscow blames U.S. for envoys’ killings

Audio Taradash su Ordini professionali. Abolizione ordini professionali e del valore legale del titolo di studio.

Canadian Coalition for Democracies: call to Canadian Muslim groups: Challenge ul-Haq now!

Mob stones 20-yr-old girl to death in Niger for criticizing religion

Folla di esaltati lapida una ventenne in Niger, con l’accusa di aver criticato la religione

Italian blogger compares Jesus’ followers (Peter and Paul) to Goering and Goebbles. I’m not a believer, but Jesus’ teachings are a light for this lost mankind.

Malvino dimostra di essere sempre più un buffone. Paragona i discepoli di Cristo ai nazisti. Leggete anche alcuni commenti, nel quale si deride la figura umanista del Cristo.

Freed Activist, blogger Alaa, Asks You to Help Release Others Still Detained in Egypt’s Jails 

Gracias, Alexis.

Some week ago, the people of a Havana neighborhood, Santo Suarez, had shouted “Down with Fidel” slogans and threw pieces of stones at the police for delaying in rescuing the neighborhood flooded after intense rains. Well, now the regime is claiming that the people were “incited by well-known counter-revolutionaries”, in reference to freedom fighters, among which is my good friend Dr. Darsi Ferrer. Now they threaten to “take punitive measures” against him and other peaceful opponents. In reality, and being the Castroite lies well known, that protest by the population was spontaneous and due to a growing discontent by a population who suffers since 47 years of promises turned into daily misery.Read the article, in spanish, here 

Alicia Noralba Reina Montano is an activist of the ‘Pedro Luìs Boitel’ Democratic Party and lives in Matanzas, Cuba. She suffered so far 7 ‘acts of repudiation’ by plainclothes agents of the state security, the political police, the communist party and all its affiliated militias, which start even from 6 a.m. in the early morning. The insults shouted by the mob are always the same: ‘terrorist’, ‘killer’, ‘imperialism’s agent’ , etc..After the 7th act of repudiation her grandmother died of heart attack. Then, she has been threatened with losing her job as nurse in a school for sick children. Police are always monitoring her house and threatened to sentence to 25 years in jail, so letting her 4 children orphan.’ I can’t stand this anymore. I’m fighting to get rid of this castroite regime and let the world know that in Cuban human rights are being violated’. Listen here 

Virgilio Mantilla Arango, in jail since 2002, has took refuge in a small prison cell without water nor light in order to escape the jailers’ torture and intimidation. News in Spanish

8 Responses to

  1. Do not get angry by the comparisons of Peter and Paul to those two “individuals”. They preached for peace and for justice.

    I am Catholic -you only have to read my blog ;)- but this kind of comments for me are irrelevant. People who have killed in name of Jesus have not been real Christians. You know: “Love God before anything and your enemy like yourself”. That does not mean that if someone wants to kill you, you cannot answer. But only not to let him kill you. That is why pacifism by simple pacifism and with no sense is nonsense and also non-Christian. 😉

    And well, he does not say very much about the similarities, really. I think that is a post written to have people to read his blo after scandalising them…. 🙂 It’s a very old trick…

  2. Anderson says:

    C’è uno Stato al mondo che ha violato 72 risoluzioni ONU e mai nessuna superpotenza o nessuna coalizione internazionale è intervenuta per obbligarlo a rispettarle.
    Questo stato è Israele.
    C’è uno Stato che ha invaso territori da cui non si è mai ritirato, che ha sradicato popolazioni autoctone, sostituendole con altre appartenenti ad una sola nazionalità religiosa, provenienti da parti lontanissime del mondo, senza che nessuno abbia osato parlare di pulizia etnica.
    Questo stato è Israele.
    C’è uno Stato al mondo che fa della lotta la terrorismo il pretesto per esercitare uno spietato terrorismo di Stato e una politica di spopolamento portata avanti a marce forzate e senza che nessuno intervenga.
    Martin van Creveld, noto docente di storia militare all’università ebraica di Gerusalemme ha evidenziato che ciò corrisponde ad una strategia precisa, perché «se dovesse protrarsi a lungo, il governo potrebbe perdere il controllo del popolo. In campagne come questa le forze anti-terrorismo perdono perché non riescono a vincere e i ribelli vincono perché riescono a non perdere. Considero inevitabile la disfatta totale di Israele. Ciò significherebbe il crollo dello Stato e della società israeliani. Distruggeremmo noi stessi».
    E in questa situazione, proseguiva, sempre più israeliani finiscono per considerare il «trasferimento» dei palestinesi (cioè la loro deportazione negli Stati limitrofi nda) l’unica salvezza.
    Questo Stato è Israele.
    C’è uno Stato al mondo che ha violato il trattato di non proliferazione nucleare e contro il quale non è mai stata presa alcuna forma o anche solo minaccia di sanzione.
    Questo Stato è Israele.

    C’è uno Stato al mondo dove un suo scienziato di nome Mordechai Vanunu, che aveva collaborato alla realizzazione di quel progetto atomico, nel 1986 mostrò al giornale britannico Sunday Times fotografie degli impianti nucleari di Dimona, nella regione settentrionale del deserto del Negev, affermando che lì erano stivate ben 200 testate atomiche.
    Prima che la notizia venisse pubblicata, i servizi segreti di quel Paese, il Mossad, rapirono a Roma quello scienziato, riportandolo a forza in patria e condannandolo a 18 anni di carcere dopo un processo segreto.
    Quello scienziato ha scontato i primi 11 anni e mezzo in isolamento.
    Quello Stato è Israele.
    L’8 luglio 2004, secondo quanto riferito dalle agenzie AGI e Reuters, «le autorità israeliane hanno detto al direttore dell’AIEA El Baradei che il programma nucleare iraniano rappresenta una minaccia per Israele. E certamente, se si vuole seriamente avviare una prospettiva di disarmo in Medio Oriente, occorre partire dalle dittature fanatiche e sostenitrici del terrorismo che non nascondono neppure i loro propositi genocidi, non da una democrazia costretta a difendersi per sopravvivere».
    Peccato che molti anni prima un suo ex ministro della Difesa, Moshè Dayan avesse affermato:
    «Israele dev’essere come un cane rabbioso, troppo pericoloso per darsi pensiero. Ritengo che a questo punto non ci sia più speranza. Dovremo cercare di evitare che si arrivi a quel punto, se è ancora possibile. Le nostre forze armate, però, non sono al trentesimo posto nel mondo, bensì al secondo o al terzo. Abbiamo la capacità di trascinare il mondo intero nella nostra rovina. E vi assicuro che accadrà, prima che Israele affondi».
    Questo Stato è Israele.

    C’è uno stato al mondo che per anni ha collaborato con il Sudafrica dell’apartheid per ottenere la fornitura di circa 550 tonnellate di uranio per l’impianto di Dimona e che nel settembre 1979 tenne con il regime di Pretoria un test nucleare congiunto nell’Oceano Indiano.
    Secondo il quotidiano ebraico Ha’aretz del 20 aprile 1997 all’inizio degli anni Ottanta questo Stato avrebbe aiutato il governo del Sudafrica a sviluppare armi nucleari.
    Questo Stato è Israele.
    C’è uno Stato al mondo dove ancora l’apartheid è «il principio primo di tutto il suo sistema legale, oltre che la dimensione evidente e verificabile ad ogni livello sociale, residenziale, del viver quotidiano. Tuttavia, la maggior parte delle leggi approvate dal parlamento, non sembrano discriminatorie, almeno nella forma. Se si analizzano con un po’ di attenzione, si vede subito che, alla base dì tutte c’è la discriminazione tra ‘ebrei’ e ‘non ebrei’».
    Questo stato è Israele.
    Chi afferma ciò non è un pericoloso antisemita, ma Israel Shahak, ebreo, internato nel campo di concentramento nazionalsocialista di Bergen Belsen e dal 1945 stabilitosi in Israele.
    Secondo la legge – prosegue Shahak – «in questo Stato deve considerarsi ‘ebreo’ chi ha avuto una madre, una nonna, una bisnonna e una trisavola ebrea, di religione ebraica, oppure perché si è convertito al giudaismo da un’altra religione, secondo i criteri riconosciuti e accettati come legittimi dalle autorità d’Israele.
    Chi si sia convertito dal giudaismo a un’altra religione non è più considerato ‘ebreo’».
    Questo Stato è Israele.
    In questo Stato «vi è una legislazione discriminatoria nei confronti dei non ebrei, che favorisce esclusivamente gli ebrei in molti aspetti della vita».

    Pochi sanno – afferma Shahak – che il diritto di residenza, si fonda «sul fatto che, in Israele, il 92% della terra è proprietà dello Stato ed è amministrato dalla Israel Land Authority secondo i criteri del Jewish National Fund (JNF), affiliato all’Organizzazione Sionista Mondiale (World Zionist Organization). Sono regole fondamentali del JNF la proibizione a chi non è ‘ebreo’ di stabilire la propria residenza, di esercitare attività commerciali, di rivendicare il proprio diritto al lavoro e questo soltanto perché non è ebreo. Al contrario, agli ebrei non è in nessun caso proibito stabilire la propria residenza o aprire attività commerciali in qualsiasi località d’Israele […]. Secondo le regole del JNF, ai non ebrei si proibisce ufficialmente di lavorare le terre amministrate dalla Israel Land Authority. […]. E’ severamente proibito agli ebrei insediati sulla National Land subaffittare anche una parte delle loro terre agli arabi, persino per tempi brevissimi e chi lo fa incorre in pesantissime multe. Al contrario, non c’è nessuna proibizione se si tratta di non ebrei che affittano le loro terre ad altri ebrei».
    Questo Stato è Israele.
    C’è uno Stato che pratica l’apartheid e non subisce sanzioni né reprimende dal consesso internazionale.
    C’è un legge in quello Stato, la Legge dell’Ingresso del 1952, secondo cui «chi non è in possesso di un visto o di un certificato d’immigrazione sarà immediatamente deportato e non potrà più chiedere il rilascio del visto».
    Sembra una legge neutrale, precisa Shahak.

    Peccato che la definizione di chi ha le qualifiche per ottenere il visto d’immigrazione si trova nella parallela Legge del Ritorno: solo «gli ebrei».
    Spiega Shahak che «la clausola della deportazione degli ‘stranieri’ è applicabile solo ai ‘non ebrei’. Il Ministero dell’Interno non ha l’autorità d’impedire a un ebreo, anche se ha precedenti penali e può costituire un pericolo per la società, di esercitare il suo diritto a stabilirsi in Israele. Solo un cittadino straniero non ebreo ha bisogno del permesso, ma agli ebrei che giungono da altre nazioni vengono subito concessi tutti i diritti e i privilegi previsti per i cittadini d’Israele: il ‘certificato d’immigrazione’ conferisce automaticamente la cittadinanza, il diritto di votare e di essere eletti anche se non conoscono una sola parola di ebraico. Il ‘certificato d’immigrazione’ dà diritto immediato alla ‘cittadinanza’ in virtù del ritorno nella ‘terra madre d’Israele’ e a molti benefici finanziari che variano a seconda della nazione da cui provengono gli ‘ebrei’.
    Per esempio, quelli che provengono dall’ex URSS ricevono subito una ‘gratifica complessiva’ di $ 20.000 per famiglia. Le leggi sulla cittadinanza del 1952 che, senza mai menzionare ‘ebrei’ e ‘non ebrei’, sono il fondamento primo dell’apartheid, insieme alle leggi sull’istruzione pubblica, alle norme della Israel Land Authority, che garantiscono la segregazione delle terre e le leggi matrimoniali religiose che sono mantenute separate dal codice matrimoniale civile».
    Questo Stato è Israele.
    C’è uno Stato dove «nei documenti d’identità che tutti sono tenuti a portare con sé e ad esibire in qualsiasi momento, sotto la dicitura ‘nazionalità’ figurano le seguenti categorie: ‘ebreo’, ‘arabo’, ‘druso’, ‘circasso’, ‘samarita’, ‘caraita’ o ‘straniero’. Dal documento d’identità i funzionari dello Stato sanno subito a quale categoria appartiene la persona. Malgrado innumerevoli pressioni, il Ministero dell’Interno si è sempre rifiutato di accettare la dicitura ‘nazionalità israeliana’.
    Sembra una beffa, ma a quelli che l’hanno richiesto, viene risposto su carta intestata ‘Stato d’Israele’ che ‘si è deciso di non riconoscere una nazionalità israeliana’».
    Questo Stato è Israele.

    C’è uno Stato che impedisce a una parte dei propri cittadini di entrare nell’esercito, riservando ad una «nazionalità» solo, quella ebraica, il monopolio dell’uso della forza militare: «la legge sulla coscrizione militare del 1986 non sembra discriminatoria perché usa l’espressione ‘giovani di leva arruolati’ come termine universale e riferibile a tutti i cittadini d’Israele. In realtà contiene un semplice marchingegno che ne fa una delle leggi più discriminatorie, un vero e proprio pilastro dell’apartheid: è la figura dell’enumerator, autorizzato a chiamare i giovani ad iscriversi nelle liste di leva, a convocarli al distretto con uno specifico richiamo alle armi. Nella legge si fa uso del termine ‘autorizzato’, il che implicitamente lascia all’enumerator la facoltà di chiamare, o di non chiamare alle armi, i giovani in età di leva. Quelli che non ricevono la chiamata sono automaticamente esentati dal servizio militare. E’ semplicissimo: quelli che dai documenti d’identità risultano appartenenti al ‘settore arabo’ non vengono chiamati». (1)
    Questo Stato è Israele.
    C’è uno Stato dove oltre 100 palestinesi, tra cui oltre 30 bambini, sono stati uccisi dall’inizio dell’anno dalle forze armate e dove perfino Amnesty International ha denunciato l’uso sproporzionato della forza contro i civili palestinesi.
    Questo Stato è Israele.
    C’è uno Stato in cui esistono due tipi di targhe d’auto, immediatamente riconoscibili dal colore, giallo e azzurro: uno per i cittadini israeliani ebrei, e l’altro per i cittadini israeliani arabi.
    Questo Stato è Israele.
    C’è uno stato in cui – come riferisce il quotidiano di Gerusalemme Haaretz – una neonata è stata trattenuta per due mesi in un ospedale di Gerusalemme Est in attesa che i genitori pagassero il costo del parto.
    Quella bambina era la terza di tre gemelli e la clinica ha dimesso solo 2 fratellini in attesa del saldo del conto.
    Quella bambina è figlia di genitori che sono sì cittadini israeliani, ma di «nazionalità araba». (2)
    Questo Stato è Israele.
    Allora diciamolo: se deve essere, sia per tutti.
    Esportiamo la democrazia.
    In Israele.

  3. freethoughts says:

    Posso dirti che non me ne sbatte una pippa della tua propaganda nazista ed antisemita? Se non l’hai ancora capito, qui si combatte contro l’antisemitismo e si sta con Israele e con gli ebrei.

    Perciò, vedi di levarti dalle palle .

  4. freethoughts says:

    The commenter above , Anderson, is an anti-semit and anti-american who posts spam messages copying the islamist propaganda against the U.S. and Israel. In the comment above, he claims that “democracy must be exported into Israel” and that Israel committed lots of “crimes” etc etc..

  5. Robinik says:

    Piccolo commento OT:
    Ottima scelta per la piattaforma (ho aggiornato il link da me) 😉

    Ciao!

  6. Robinik says:

    Secondo commento meno OT
    Con WordPress puoi gestire i “bannati” in modo eccellente.
    Tempo di prenderci la mano e idioti come quello sopra spariranno 😉

    (se hai bisogno di helo scrivi pure 🙂 )

  7. Inane comparison o’ the day

    Stephania at Free Thoughts reports that a lefty Italian blogger compares Peter and Paul to Goering and Goebbels.

  8. jamie says:

    Just searching on google and found your site. It was ranked fairly high on google to. Anyway just looking around to see why.
    thanks
    jamie

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