Indonesian terrorist Abu Bakr Bashir (who masterminded the 2002 Bali bombings and is again walking free) incites would-jihadists to go to Israel and wage Jihad there. Palestinian terrorism is not a separate issue. It’s part of the global jihad on the free world and free peoples.

L’assassino indonesiano Abu Bashir (mandante della strage di Bali e nonostante questo liberato ed ora nuovamente in circolazione), incita gli aspiranti suicidi ad andare in Israele e sferrare da lì la guerra terroristica. Il terrorismo palestinese non è una questione separata, ma è parte della jihad globale contro il mondo libero ed i popoli civilizzati.

Israel should totally reject any statement by the United Tyrannies Organization .It has NO moral authority. Notice how they condemn the kidnapping because it ‘doesn’t serve the palestinian cause’, not because it’s morally inhumane. Whenever the United Tyrannies Org. attacks Israel, it means that Israel is right.

Israel dovrebbe ignorare totalmente qualsiasi attacco proveniente dal Club delle tirannie qual’è l’Onu. Non ha nessuna autorità morale. Notate come condanna velatemente il rapimento del soldato israeliano solo perchè danneggerebbe la ‘causa’ palestinese, invece che condannarlo duramente perchè UMANAMENTE e MORALMENTE sbagliato. Ogniqualvolta l’Onu condanna Israele, vuole dire che lo stato ebraico sta facendo una cosa giusta.

Palestinian Childe Abuse alert: PA television airs clip encouraging children to become shaheeds

La TV palestinese continua ad incitare i bambini ad diventare kamikaze

From Willisms: Nazi Roots Of Islamofascism

Daniel Pipes: Sondaggio Pew su come la pensano i musulmani

Somali Jihad leader and self-proclaimed ‘president’ of the country wants to declare another bloody war on the neighoring countries. Where will the anti-war crowds be in case of war?

Il leader jihadista somalo autoproclamatosi presidente di quel tormentato paese vuole dichiarare guerra all’Etiopia. Dove saranno i ‘pacifisti’ se scoppia una guerra non dichiarata dagli americani?

Saddam’s Wife, Daughter on Wanted List

President Bush: America stands beside those who yearn for freedom, everywhere in the world.

Andrea Sartori spiega bene chi sono i pagliacci alla Sebaie, finti ‘moderati’, abili giocatori della taqya a cui piace molto prendere per i fondelli gli italiani: l’incoerenza dell’incoerenza

Catholic priest knifed in Turkey

Un’altro prete cattolico aggredito in Turchia. La stessa Turchia che gli eurocrati vorrebbero entrasse in Europa, senza nemmeno chiedere il parere ai cittadini.

Taqyyia expert and terror-supporting ‘scholar’ Tariq Ramadan urges Muslims in Europe not to criticize Islam. Criticism is the key to reform Islam. Without it, reform will not be possible. What about those brave secular and reformis Muslims who criticize Islam, Mr. Ramadan? What you think Muslims should do with respect to them?

Il fondamentalista islamico Tariq Ramadan, spesso travestito da moderato durante i suoi giochetti per prendere per i fondelli le persone,invita i mussulmani europei a non criticare l’Islam. Senza la critica l’Islam non può essere riformato. Cosa mi dice Ramadan di quei poveri laici e riformisti mussulmani costretti a nascondersi perchè vogliono riformare l’Islam criticandone gli aspetti più beceri?

Happy 1st Blogiversary, Freedom for Egyptians! 

Benedetto Della Vedova, Riformatori Liberali e deputato Forza Italia: Da Bersani passo in avanti, da Governo Prodi due balzi indietro 

As everyone knows, Cuban athlets are prisoners of the regime as well. But, when they are enough lucky, they manage to escape. Many did it in the last few years and many will probably do it. A female volleyball player has defected while with her team in Puerto Rico and is now waiting to obtain political asylum. (Spanish) In the photo below, the player who defected is the one with the number ’16’ in the shirt, behind that with the number ‘8’.

Conference by the Cuban Liberal Party Deterred in Havana

Report about the situation of the Cuban political prisoners sent to me by the Cuban Liberal Movement’s Maximo Josè Garcìa. With thanks to Alexìs and Osvaldo Alfonso for posting it.

HAPPY 4TH OF JULY! 😉

4 Responses to

  1. Triumph of the WILLism…

    Fascinating read, this. Many have long noted the similarities between the Islamic fundamentalists in Jihadistan, and the fanatics who ran Germany for a few years in the second quarter of the Twentieth Century.
    The article at WILLisms provides a fascina…

  2. Anderson says:

    Guardo la grande foto che pubblica Le Monde di venerdì: un eroico soldato israeliano che raccoglie, da un cumulo di proiettili ancora confezionati, un grosso obice e lo porta correndo verso il carro armato che si vede in secondo piano, per riarmarne il cannone.
    Perché corre?
    Non c’è fretta, perché non c’è combattimento in corso.
    La parte avversa (il carro spara a parabola oltre una fila d’alberelli che s’intravvede all’orizzonte) non dispone di grossi calibri per rispondere, non c’è reazione, non c’è segno di fuoco nemico.
    Anzi non c’è il nemico, ma Gaza: un agglomerato di 700 mila palestinesi, per la metà bambini sotto i 15 anni.
    Da sei mesi affamati, senza denaro, senza medicine, perché assediati.
    La guerra della quarta potenza militare mondiale contro gli inermi, disarmati ormai anche della voce per protestare le loro ragioni, è comoda.
    Non c’è pericolo.
    Perché tanta fretta?
    E’ la fretta di accelerare la soluzione finale del problema palestinese.
    Che il giudeo-nazionalsocialismo abbia fatto di Gaza un lager, è un paragone che non regge più.

    Gli internati di Auschwitz non venivano per giunta cannoneggiati dai loro carcerieri, né le loro baracche, mense, lavanderie devastate con bombardamenti aerei e piogge di missili.
    Né i prigioneri di Belsen videro mai il loro campo attraversato da carri armati con la croce uncinata che tutto distruggevano, mai udirono gli altoparlanti dei nazionalsocialisti intimare di uscire dalle baracche, che stavano per essere sfracellate a cannonate.
    Soprattutto, vigente il Terzo Reich non accadeva che i giornali occidentali incolpassero delle persecuzioni che subivano gli internati, mai dissero che col loro comportamento «avevano provocato la reazione» delle SS.
    Ora lo dicono.
    «Hamas provoca una battaglia», titola il New York Times (1): e racconta come «membri di Hamas» hanno scavato un tunnel di decine di metri sotto il Muro costruito dai giudeo-nazionalsocialisti attorno al lager di Gaza; sbucati dall’altra parte, hanno ucciso a sorpresa due soldati israeliani dentro un carro armato e rapito un terzo.
    Si tratta di un versione su cui qualche mente ha espresso un dubbio (2), anzitutto questo: come si può scavare un tunnel così lungo sotto dune di sabbia?
    E che cosa prova che gli scavatori erano «membri di Hamas»?

    La Stampa-Elkann dà voce ad Avraham Yehoshua, un ebreo di quelli che i media amano definire «moderati» (ma che diano voce ai veri duri).
    Il nazionalsocialista moderato piange: non sui palestinesi, ma sulle sue proprie speranze infrante: «Speravo che con lo smantellamento delle colonie […] la pace tornasse finalmente in quella terra tormentata. Speravo che i palestinesi potessero avviare un processo di ricostruzione e sviluppo, che trasformasse la striscia di Gaza in una regione modello… ma contrariamente ad ogni logica, i palestinesi hanno ripreso a lanciare missili su cittadine e villaggi al di là della striscia, un’azione che ha provocato la reazione israeliana».
    Per moderazione, il lacrimante Yehosua evita di raccontare le precedenti provocazioni israeliane. Tace sui sei mesi di blocco economico, durante il quale è alquanto difficile avviare «un processo di ricostruzione e sviluppo» da Stato-modello.
    Tace il massacro deliberato e gratuito della famigliola sulla spiaggia di Gaza, compiuto da una nave da guerra del Quarto Reich, che ha indotto qualche palestinese a rompere la tregua che Hamas ha dichiarato e rispettato per lunghi mesi.
    Tace su questo e sulle altre infinite provocazioni ebraiche, il lacrimante.
    E dà la colpa di tutto ai palestinesi.

    Nei seguenti termini: «Il popolo palestinese non ha mai goduto di una propria sovranità. 400 anni di dominio turco, 30 di protettorato britannico, 19 di occupazione giordana e infine quarant’anni di occupazione israeliana [finalmente l’ha ammesso, nda ] hanno completamente alterato il loro istinto naturale, presente in tutti i popoli, all’autogoverno, facendo del caos il loro contrassegno distintivo».
    Ecco dunque la causa: l’inferiorità mentale e morale dei palestinesi.
    Sono privi di «quell’istinto naturale all’autogoverno», che pure è «presente in tutti i popoli».
    Questa razza inferiore ha il caos come suo contrassegno distintivo.
    E’ il marchio del loro DNA degenerato da quattro secoli di dominazione turca, britannica, giordana: si taccia sull’insignificante particolare che né turchi, né britannici o i giordani, cannoneggiavano di routine le abitazioni palestinesi, ne distruggevano le infrastrutture, ne bombardavano la sola centrale elettrica.
    E’ appunto la tesi giudeo-nazionalsocialista: i palestinesi non hanno diritto a uno Stato perché non solo non l’hanno mai prima reclamato, ma sono geneticamente incapaci di governarsi.
    I media applaudono, sospirando, a questa verità nazionalsocialista.
    Trovare la verità vera non è facile, non appare sui «grandi» media.
    Eppure ci sono voci che la dicono, anzi la gridano.
    Come quella di Jennifer Loewenstein (3), giornalista e pacifista ebrea.
    La quale ci racconta alcune cose istruttive.

    Ad esempio, racconta di «sforzi degli Stati Uniti per formare una milizia di 3500 uomini attorno ad Abbas» (il presidente di Al Fatah, sconfitto alle elezioni da Hamas, spinto e manipolato a combattere il nuovo governo) «allo scopo di favorire una guerra civile».
    A questo fine Israele ha «autorizzato di recente la spedizione di un grande carico di armi e munizioni dall’Egitto e dalla Giordania, destinato ad armare la guardia presidenziale» di Abbas.
    Dunque, il caos non è «l’istinto naturale dei palestinesi», ma il frutto di mene e forniture d’armi del Quarto Reich, autorizzate nella speranza che i detenuti del loro lager si sgozzino a vicenda, in modo da poter dire: vedete, con queste belve fratricide, come possiamo trattare?
    La verità ufficiale giudeo-nazionalsocialista è che Hamas è un gruppo terrorista e fondamentalista, che «non riconosce il diritto di Israele ad esistere», sicchè Israele, «minacciata nella sua stessa esistenza», deve difendersi.
    La verità vera, dice la Loewenstein, è che Hamas, assediato e alla fame con il popolo che l’ha votato, ha «in modo chiaro e ripetuto» sostenuto la soluzione «a due Stati», con l’implicito riconoscimento dello Stato d’Israele.
    E il 26 febbraio scorso il primo ministro di Hamas, Ismail Haniyyeh, intervistato dalla giornalista Lally Weimouth del Washington Post, ha di nuovo chiarito testualmente: «Se Israele dichiara che darà uno Stato ai palestinesi e restituirà loro i loro diritti, allora siamo pronti a riconoscerlo» (4).

    E ciò mentre il governo di Hamas era già sotto assedio e messo alla fame.
    Dunque la fretta nazionalsocialista ha questo motivo: Hamas si sta moderando.
    Nelle ultime settimane, Hamas ha accettato il cosiddetto «accordo dei prigionieri», una proposta scritta da palestinesi di ogni partito detenuti nelle galere giudeo-nazionalsocialiste, che riconosce Israele a condizione che Israele riconosca la Palestina come nazione.
    Ciò significa che a poco a poco al Quarto Reich vengono meno le scuse per rifiutarsi di trattare, di lasciare liberi i palestinesi in un loro piccolo Stato indipendente.
    Troppo calmi, questi palestinesi.
    Nemmeno dopo mesi senza soldi né stipendi, si riesce a farli scannare tra loro.
    Ecco dunque le opportune provocazioni.
    Prima, lo sterminio della famigliola che faceva il picnic al mare.
    Non bastando, ecco l’oscuro attacco dei guerriglieri oltre il Muro, il tunnel scavato nella sabbia, i morti israeliani (nelle foto ufficiali, i corpi sono coperti da teli neri), e infine il soldato rapito: una faccina da bambino con gli occhiali, l’immagine stessa dell’innocenza, in quella foto che vedremo e rivedremo sui media per mesi.

    E’ per recuperare questo unico soldatino «rapito» (non si deve dire «catturato»: sarebbe riconoscere ai palestinesi una dignità di combattenti) che Israele minacciata nella sua stessa esistenza fa avanzare su Gaza ben due reggimenti corazzati, alza in volo i bombardieri e i lanciamissili, e comincia la distruzione degli edifici, dei ponti, della centrale elettrica, di almeno un ospedale: punizione collettiva per la razza inferiore, con in più il pensierino che devastare le infrastrutture, rendendo la vita quotidiana impossibile, può forse convincere i palestinesi ad andar via.
    Così si potrà dire alla fine che gli arabi se ne sono andati spontaneamente, che non hanno senso dello Stato.
    Lo dissero anche dopo il massacro di Deir Yasin, quando l’eccidio dei terroristi giudaici contro i civili di questo villaggio (la Marzabotto beduina) provocò il terrore, e migliaia di poveri beduini lasciarono le loro case e i loro campi: se ne sono andati di loro volontà, adesso è terra nostra.
    Con gli altoparlanti dai cingolati, casa per casa: «uscite! Avete cinque minuti!», e poi cannonate sulle abitazioni.
    Scene classiche da film sui nazionalsocialisti anni ‘40, e famiglie piene di bambini ridotte a senzatetto in un attimo.
    Spopolare, spopolare: pulizia etnica.

    Negli ospedali manca la luce per i macchinari terapeutici; manca l’acqua, estratta dai pozzi con pompe elettriche.
    Ma questi inferiori resistono.
    Se ne stanno aggrappati alle macerie (del resto, dove andare?), con tutti i loro 350 mila bambini affamati, continuano ad aver fiducia nei loro governanti.
    Allora, ecco l’altra misura: la cattura di una settantina di parlamentari e dirigenti politici palestinesi, fra cui otto ministri in carica.
    Nessuna inviolabilità di carica o di voto è rispettata.
    Nessuna dignità va riconosciuta loro, né politica né umana.
    Il sequestro di massa del governo ha un vantaggio collaterale.
    Ora Israele potrà dire: con chi trattiamo?
    Non c’è più nessuno.
    Come ci ripetono i media, Hamas «non riconosce il diritto all’esistenza di Israele».
    «Ma la domanda da porre è opposta: Israele riconosce ai palestinesi il diritto ad avere uno Stato?», protesta invece Hefraim Halevi, ebreo e non un pacifista, un ex capo della sicurezza (5).
    Perché esistono ebrei anti-nazionalsocialisti, dopotutto.
    Una Rosa Bianca ebraica, che alza la voce con coraggio.

    E’ singolare che il Papa non li riceva, non mostri segno di conoscere la loro esistenza.
    Figurarsi dunque se li ascoltano i media: i media del libero Occidente anti-nazionalsocialista lasciano avanzare il Quarto Reich e le sue distruzioni antiumane, senza fiatare.
    C’è da chiedersi se questi giornalisti ci avrebbero poi avvertito, a suo tempo, sul crescere del Terzo Reich.
    Jennifer Loewenstein, l’ebra antinazionalsocialista, ne dubita: «nessuna menzione viene fatta su quel che i dirigenti di Hamas dicono davvero» .
    Lei, per aver provato a scrivere quel che dicono i perseguitati – ed ha ottenuto ospitalità solo in qualche rivista marginale – è oggi in pericolo: «ho ricevuto molte mail che mi trattano da terrorista, mentitrice, da complice di terroristi e antisemita».
    Il Quarto Reich ha questo vantaggio sul Terzo: che ha i media dalla sua, e può minacciare apertamente, sterminare alla luce del sole, punire collettivamente un popolo sotto gli occhi dell’Occidente.

  3. freethoughts says:

    Andreson, la prossima volta che scrivi qualcosa a favore dei terroristi o dei talebani pubblico il tuo IP e la città dove vivi.

  4. I guess you like WordPress better than MoTime?
    Nice new site, thanks for telling me you’ve moved.

    Israel needs to agree that UN false morality is a problem, and constantly note how the UN has supported Palestinian oppression against Free Speech and Free Religion. How the newspapers are not allowed to be critical of the Palestinian leaders, nor generally dicuss peace ideas in accepting Israel.

    The Palestinians are poor because of Palestinian oppression, paid for by the UN and the EU — support should only go to private Palestinians who want to be in business.

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