IMPORTANT

Dears,

I have just noticed, in my Yahoo email account, two email messages in the Bulk folder, whose sender’s name is “Stefanialapenna2004” and whose subject is: “I don’t know how to thank you guys.”

Please, DO NOT OPEN THAT EMAIL MESSAGE. It is NOT me who sends such things. As always, I remind you that the emails from me are those whose sender name is , from hotmail, “Stefania 82” and, from Yahoo, “Stefania“.

As we all know, spammers may use our names or emails to send viruses or spams. Any other sender name using my name BUT  different than the ones mentioned above in bold, IS FROM SPAMMERS.

Thanks for your understanding.

2 Responses to IMPORTANT

  1. pretoriano says:

    Agenti dei servizi segreti egiziani hanno infiltrato una rete terroristica che arruolava estremisti islamici per attentati e guerriglia: sono riusciti a risalire agli arruolatori e li hanno arrestati a fine novembre.
    Sono un americano, otto francesi e due belgi.
    Un’operazione di spionaggio tra CIA e la Francia, accusano i giornali del Cairo, per reclutare forze nuove alla ormai svuotata rete di Al Qaeda.
    E’ strano che i media occidentali non abbiano riportato la notizia.
    Eppure a diramarla è la Associated Press, la maggiore agenzia di stampa americana. (1)
    La AP non fornisce il nome dell’americano (il nome che risulta agli atti, Grey Warren dell’Ohio, è puramente ipotetico) e nemmeno dei francesi.
    Ma che né l’uno né gli altri fossero dei musulmani con cittadinanza occidentale che agivano di loro iniziativa lo suggeriscono le circostanze narrate dall’agenzia.
    «Il Dipartimento di Stato ha protestato con l’Egitto per il suo rifiuto di consentire ai funzionari USA un pronto accesso all’americano arrestato».
    Insomma una protesta al più alto livello, cosa che un governo fa solo per i suoi funzionari. L’ambasciata USA al Cairo s’è mobilitata immediatamente per far liberare il suo uomo.
    Senza riuscirci, per ora.
    Quanto ai francesi, dice l’agenzia, le autorità egiziane avevano accettato di «espellerli verso la Francia con l’intesa che sarebbero stati giudicati in patria».
    Ma hanno appreso «con sdegno» che Parigi, appena ha avuto in custodia i suoi uomini, li ha messi in libertà.
    «Gli otto sono arrivati in Francia venerdì. Il DSAT, il servizio francese anti-terrorismo, ne ha rilasciati quattro il sabato, e gli altri quattro domenica». (2)

    In carcere, l’americano proclama la sua perfetta innocenza.
    Sostiene di essersi stabilito al Cairo per studiare all’università islamica di Al-Ahzar per studiare la lingua araba e la teologia islamica.
    Ma per i giudici egiziani aveva formato una cellula clandestina di militanti che progettava attentati. La AP cita un magistrato egiziano che dice: «Costoro stavano reclutando altra gente. Insegnavano loro credenze distruttive, li incitavano al jihad e ad andare in Iraq per compiere operazioni attraverso altri Paesi della regione».
    Che cosa significa?
    Per le autorità del Cairo, il gruppetto di agenti occidentali «è sospettato di aver avuto rapporti con Omar Abdullah Hamra, il capo del gruppo estremista ‘Tawhid wal-Jihad’ che, il 27 novembre scorso, s’è ucciso facendo saltare la cintura esplosiva che portava nel corpo dopo essere stato fermato alla frontiera della Siria diretto in Libano».
    Il terrorista aveva con sé nove diversi documenti d’identità.
    Stava forse andando a fare un attentato «islamico» nella Beirut occupata dalla pacifica manifestazione di Hezbollah e di Aoun.
    Un massacro per scatenare la guerra civile, che sarebbe stato attribuito alla «rete di Al Qaeda», a cui Tawhid wal-Jihad viene detta affiliata, o direttamente alla Siria.
    O forse, l’attentatore suicida aveva di mira le forze UNIFIL alla frontiera tra Libano e Israele? Ricordiamo che un comunicato di Al Qaeda aveva giusto minacciato un attacco contro i caschi blu, e i servizi segreti israeliani avevano lanciato l’allarme come «concreto», proprio in quei giorni.
    E infatti, secondo il giornale Al-Ahram del Cairo, gli inquirenti egiziani hanno interrogato l’americano «sui suoi legami con il numero 2 di Al Qaeda, Ayman al-Zawahiri».
    Pare dunque che gli egiziani abbiano mangiato la foglia a proposito della vera natura di Al Qaeda.

    La loro irritazione è ben comprensibile.
    L’Egitto collabora attivamente con la CIA contro il cosiddetto «terrorismo islamico»: come noto, è in custodia egiziana l’imam Hassan Mustafa Osama Nasr, che la CIA ha sequestrato a Milano con l’aiuto del SISMI, e che ha spedito in Egitto per esservi interrogato, ossia torturato.
    Ora Mubarak scopre che gli amici americani gli creavano cellule islamiste nella sua più prestigiosa università.
    E’ una faccenda dolorosa e complicata: americani e francesi costretti a farsi arruolatori per conto di Al Qaeda, per mandarli poi in Iraq ad uccidere soldati americani e tener così vivo l’allarme per il terrorismo musulmano.
    Forse per questo né Magdi Allam né Massimo Introvigne, i nostri maggior esperti sulle reti del terrorismo musulmano, ne hanno voluto dare notizia.

    Questa dolorsa faccenda somiglia sempre più all’altra, dolorosissima, di Litvinenko, l’ex agente dell’FSB avvelenato dal polonio.
    Ora la polizia britannica sta esplorando una nuova ipotesi sulla morte del personaggio: Litvinenko stesso sarebbe l’autore della propria morte, perché si sarebbe avvelenato inavvertitamente nel trasporto del polonio, che doveva servire per fabbricare una «bomba sporca», con esplosivo convenzionale che avrebbe sparso radiazioni grazie all’aggiunta dell’isotopo, forte emettitore di raggi Alfa.
    Un’operazione che sarebbe stata commissionata dalla solita Al Qaeda. (3)
    Il sospetto è stato avanzato dal fisico Aleksandr Borovoi, docente al centro di ricerca dell’Istituto Kurchatov: «La storia appare come la prova generale per una bomba sporca» andata male, ha detto.
    Ed ha ricordato che già in passato Al Qaeda s’era procurata materiale fissile a questo scopo.
    Ma non basta ancora.
    Secondo la Pravda (4), Putin sarebbe «furioso» dopo aver scoperto la faccenda della rete franco-americana in Egitto (Paese che ritiene amico della Russia), e ancor più per la rottura della promessa che gli avrebbe fatto Bush: «Non fornire materiale agli israeliani per la loro guerra libanese». Evidentemente, questa era la contropartita della promessa di Putin di non fornire armi alla Siria.
    Ma scrive la Pravda, «meno di tre settimane dopo aver promesso, gli Stati Uniti hanno usato un codicillo poco conosciuto nei loro accordi di sicurezza con Israele per pagare interamente il costo della guerra».
    Mosca l’ha appreso da un dispaccio dell’agenzia ebraica Ynet.news, il cui titolo suona: «Gli USA raddoppieranno il materiale d’emergenza immagazzinato in Israele».
    Si tratta di materiale militare, precisa l’agenzia, che le forze armate americane immagazzinano in Israele per loro uso, in caso di emergenza nell’area.
    «Tuttavia, in caso di necessità, Israele ha il permesso di usare i materiali. E di fatto, gran parte dei materiali è stato consumato da Israele nella sua guerra estiva in Libano», dice la Pravda.

    Ora, non solo il Pentagono riempie i magazzini svuotati di bombe e proiettili al fosforo e a frammentazione, usati troppo generosamente.
    Ne raddoppia l’entità.
    E il Congresso ci ha aggiunto la cifra di 4,5 miliardi di dollari che Israele potrà spendere da qui al 2011 per comprare armamento americano.
    E’ evidentemente la preparazione per una nuova guerra, contro Hezbollah, la Siria e forse l’Iran.
    Ma bisogna pur combattere il terrorismo islamico, che si forma continuamente e arruola sempre nuovi terroristi, come ha mostrato il caso dell’americano arrestato al Cairo.

  2. ramram says:

    This a quatation from Elana Schor

    The dearth of specific alternatives to the current course in Iraq, where U.S. troop deaths are close to a two-year high, has given Biden’s plan and his nascent presidential bid for 2008 an infusion of political capital. Rep. Harold Ford (D-Tenn.) has endorsed a similar policy for Iraq in his Senate campaign, calling for three Iraqi regions dominated by Sunnis, Shiites and Kurds, respectively, with a pact to share oil revenues.

    Republicans are also beginning to echo Biden’s suggestions in the politically pressurized pre-election environment, whether to praise the plan or simply urge that it remain “on the table.” This puts GOP lawmakers at odds with the president, who has ruled out any regionalizing of Iraq.

    “I think this idea of maybe the three autonomous regions within one country may be the one that we start to move more and more towards,” Sen. Sam Brownback (R-Kan.) said during an appearance last week on CNBC.

    http://www.click2info.net/directory-content.aspx?pr=News/Newspapers/

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