Magdi Allam: “La cittadinanza e l’intolleranza”

Magdi Allam: La cittadinanza e l’intolleranza

La concessione della cittadinanza italiana a Dounia Ettaib riassume oggi l’impegno etico del nostro Paese a schierarsi dalla parte di tutte le donne coraggiose che osano sfidare, pagando in prima persona, l’estremismo islamico che fonda il proprio potere sulla discriminazione e sulla violenza nei confronti dell’altro sesso.

In questo senso assume un grande significato il fatto che l’appello di cui ci siamo fatti promotori a favore della cittadinanza italiana a Dounia, vicepresidente dell’Associazione delle donne marocchine in Italia — sostenuto con particolare passione dalla deputata di AnDaniela Santanché e dalla presidente dell’Acmid-Donna, Souad Sbai — sia stato subito sottoscritto da Clemente Mastella, ministro della Giustizia; Barbara Pollastrini, ministra per i Diritti e le Pari opportunità; Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia; Filippo Penati, presidente della Provincia di Milano; Letizia Moratti, sindaco di Milano; Paola Binetti e Emanuela Baio Dossi, senatrici della Margherita; Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà; Claudio Morpurgo, ex presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane; Paola De Benedetti e Anselma Dell’Olio, impegnate nella difesa dei diritti delle donne immigrate. Dounia arrivò dal Marocco nel nostro Paese all’età di 9 anni circa vent’anni fa, è sposata con un italiano e hanno un figliolo di 4 anni, cittadino italiano. Ha presentato regolare richiesta di cittadinanza ben quattro anni fa, nel 2003. La Prefettura di Milano le aveva assicurato che la pratica si era conclusa positivamente e la concessione della cittadinanza sarebbe dovuta avvenire nel luglio del 2006. Senonché il suo incartamento continua a giacere per ragioni imprecisate al ministero dell’Interno. Così Dounia è costretta a tutt’ oggi a rinnovare un permesso di soggiorno ordinario, con tutto ciò che comporta sul piano della precarietà.
Della questione è stato direttamente investito il ministro dell’Interno, Giuliano Amato, su interessamento della Santanché che si è particolarmente prodigata nella difesa delle donne immigrate musulmane in Italia. «Lunedì (oggi per chi legge, ndr) le dirò tutto sulla pratica della cittadinanza diDounia, maconsideri che in settimana avrà la cittadinanza», è l’impegno preciso assunto da Amato così come riferito dalla Santanché. E noi non dubitiamo che il ministro, noto per la sua grande sensibilità al tema generale dei diritti umani e alla questione specifica dell’integrazione delle donne immigrate, terrà fede a quest’impegno. Una sensibilità simile a quella manifestata dalla ministra Pollastrini che, in una dichiarazione all’Agi, ha detto che le minacce a Dounia «dimostrano quanto la libertà femminile sia al centro dello scontro nelle civiltà. È in atto nel mondo una vera e propria guerra sparpagliata per il dominio del corpo e della dignità delle donne, simbolo di vecchi e nuovi fondamentalismi». Al riguardo la Sbai sollecita un impegno preciso nei confronti di tutte le donne immigrate in difficoltà, «estendendo l’articolo 18, che attualmente tutela le donne immigrate vittime della tratta concedendo loro un permesso di soggiorno per ragioni umanitarie, per comprendere tutte le donne vittime della violenza domestica».
La Sbai sottolinea come paradossalmente queste ultime donne siano svantaggiate rispetto alle schiave del sesso: «A differenza della prostituta, l’immigrata che subisce violenza in casa propria viene segregata, non può incontrare nessuno e non ha occasione per fuggire. E’ legata forzatamente al marito violento anche perché risiede in Italia con un permesso di soggiorno per ricongiungimento familiare, il cui rinnovo è subordinato al consenso del marito ». Di fatto questi casi di donne segregate e schiave del marito, spesso costrette a subire il trauma dell’allontanamento forzoso dei figli, sono i più diffusi.
Ecco perché l’appello a favore della cittadinanza italiana a Dounia è un messaggio rivolto all’opinione pubblica e alla classe politica, per sensibilizzare l’attenzione nei confronti delle donne immigrate in difficoltà e valorizzare il ruolo delle donne nel processo volto a realizzare un’autentica e costruttiva integrazione in seno alla società italiana.

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