L’Iran e l’ONU

Magdi Allam: I diritti umani affidati ai tiranni con l’assenso dell’Europa

Le Nazioni Unite hanno incaricato la Libia di presiedere e hanno invitato l’Iran a partecipare a un comitato ristretto di 20 Stati che si riunirà domani a Ginevra per «analizzare le misure contro le discriminazioni e la xenofobia già adottate a Durban nel 2001». Una delle pagine più vergognose dell’Onu.

È del tutto evidente che se nel nostro mondo globalizzato la gestione dei diritti umani viene affidata prima al dittatore libico Gheddafi e poi al regime nazi-islamico iraniano di Ahmadinejad, vuol dire che abbiamo perso la certezza della sostanza dei valori fondanti della nostra umanità e ci siamo di fatto sottomessi all’arbitrio di coloro che strumentalizzano la libertà e la democrazia per annientare la comune civiltà dell’uomo.
Come interpretare diversamente la notizia, diffusa dal quotidiano israeliano Yedioth Ahronot, secondo cui le Nazioni Unite hanno incaricato la Libia di presiedere e hanno invitato l’Iran a partecipare a un comitato ristretto di venti Stati che si riunirà domani a Ginevra per «analizzare le misure contro le discriminazioni e la xenofobia già adottate a Durban nel 2001»? È dal gennaio del 2003 che la Libia presiede la Commissione Onu per i diritti umani, grazie a una sconcertante disponibilità dell’Unione Europea a favorirla scontrandosi apertamente con gli Stati Uniti. L’Italia ha avuto un ruolo cruciale nello sdoganamento di un regime che, per sua stessa ammissione, è stato uno dei maggiori sponsor del terrorismo internazionale e continua a capeggiare un fronte radicale arabo pregiudizialmente ostile al diritto di Israele all’esistenza e legittimante del terrorismo palestinese.
E poi c’è l’Iran. Proprio due giorni fa anche il nostro giornale mostrava in prima pagina l’immagine terrificante della punizione corporale tramite flagellazione di un giovane colpevole di bere alcol e di aver avuto rapporti extraconiugali. Dall’inizio dell’anno sono già stati giustiziati almeno 161 iraniani, con delle impiccagioni nelle pubbliche piazze. Il governo Prodi ha coraggiosamente denunciato la violazione dei diritti umani in Iran e si è offerto per dare asilo politico a Pegah Emambakhsh, una lesbica fuggita dall’Iran nel 2005 e che ora rischia la condanna a morte tornando in patria dopo il rifiuto della Gran Bretagna di accoglierla. Peccato che contemporaneamente consideri irrinunciabile la salvaguardia dei rapporti commerciali con il regime iraniano, ciò che l’ha obbligato a fare una mezza smentita dopo che Teheran ci ha accusato di interferire nei suoi affari interni. E peccato che tanta disponibilità nei confronti di una vittima della discriminazione sessuale, non ci sia stata nei confronti di Mohamed Hegazi, il giovane egiziano condannato a morte perché convertito al cristianesimo e che simboleggia la persecuzione e l’esodo forzato a cui sono sottoposti migliaia di cristiani in Medio Oriente.
E poi c’è Durban. Una delle pagine più vergognose dell’Onu dove nel settembre del 2001 si arrivò a redigere un documento in cui si equiparava il sionismo al razzismo e si accusava Israele di «pratiche razziste» nei confronti dei palestinesi. Come è possibile che oggi si rivalutino e si ripropongano quelle aberranti dichiarazioni?
Ebbene se oggi finiamo per prendere lezioni di democrazia dai fascisti e dai nazisti islamici, ciò si deve al fatto che a furia di relativizzare la conoscenza, l’etica, la cultura e la religione, ci stiamo impiccando con le nostre stesse mani accettando ciecamente di salire sulla forca del politicamente corretto, per cui tutto e tutti hanno pari dignità a prescindere dai contenuti e dagli obiettivi conflittuali, e di metterci al collo il cappio della par condicio, per cui si accreditano e legittimano come interlocutori se non partner anche i nostri aspiranti e prossimi carnefici.

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